
Per anni ho fatto il musicista. E la cosa che più mi è rimasta di quel periodo non è un concerto: è l'arrivo nei locali. Entrare in un club dove ero abituato ad andare da spettatore, al buio, pieno di gente e di musica, e trovarlo di giorno con le luci accese, vuoto, nessuno al bancone del bar. Uno spazio che tutti conoscono in un modo, e che io stavo vedendo nell'altro: nudo, silenzioso, prima che diventasse qualcosa. L'ho sempre considerato una specie di privilegio. E, senza accorgermene, è diventato il mio mestiere.
Oggi mi occupo di esperienze immersive, e vale la stessa cosa. Quando il pubblico entra, la sala è già buia, le immagini scorrono sulle pareti, il suono avvolge lo spazio. Nessuno vede il “prima”: i sopralluoghi, le notti passate ad allineare i videoproiettori al millimetro con la sala, le giornate in una stanza ancora vuota a immaginare dove metterai un'emozione. Ho passato più di dieci anni dentro quel prima, ed è da lì che voglio raccontare.
Mi chiamo Fabio Vallana e faccio il Creative Producer & Production Manager. La parola “producer” fa pensare solo all'organizzazione, ma per me sono due lavori nella stessa persona. C'è la parte che tiene tutto in piedi: tempi, spazi, squadre, budget, l'apertura che deve funzionare. E c'è la parte creativa, che è quella che mi fa alzare la mattina: il racconto, il ritmo della visita, il modo in cui lo spazio accompagna chi lo attraversa e, spesso, il suono, perché dalla musica non me ne sono mai andato del tutto e il sound design di diversi allestimenti, video e progetti VR è passato spesso dalle mie mani, fino a un'intera colonna sonora. Le opere che incontri in mostra nascono da artisti e team con cui lavoro fianco a fianco; quello a cui do forma io è l'esperienza che ci costruisci intorno. Almeno per ora, la mia firma è lì.
Le radici

Sono nato a Omegna, sul Lago d'Orta: montagne, acqua, un paese piccolo. Forse è proprio da un posto così che nasce il bisogno di immaginare mondi più grandi. Ne sono andato via presto, ed è stata la scelta giusta: per quasi vent'anni quei mondi li ho inseguiti altrove. Poi sono tornato a viverci. Non perché il mondo mi fosse diventato stretto, ma perché ho capito che il mondo lo porti con te: per costruire cose che viaggiano lontano mi serviva un posto dove fermarmi e pensare. Qui il silenzio non è vuoto, è spazio.
Questo non vuol dire stare fermo. Una parte importante di quello che faccio nasce viaggiando, o da remoto, da qualunque angolo del mondo io mi trovi. Mi piace così: le radici in un posto, la testa libera di lavorare ovunque.
Cosa intendo per “immersivo”

Non è proiettare immagini grandi su un muro. Un'esperienza immersiva funziona quando videoproiezioni, luce, suono e spazio smettono di essere elementi separati e diventano una cosa sola: quando entri e, per un'ora, sei dentro qualcosa invece di guardarlo da fuori. È lì che tecnica e racconto si incontrano, e la prima serve a far sparire sé stessa, così che resti solo il secondo. Quando succede, chi entra esce un po' diverso da com'era. È tutto quello a cui punto.
Ogni volta da capo

Un progetto quasi sempre comincia dal poco: qualche fotografia, una mappa, le misure di uno spazio dall'altra parte del mondo. Da lì bisogna immaginare tutto, e poi partire, arrivare, e far combaciare quell'idea con la realtà di una città che il giorno prima non conoscevi. L'Europa, l'Asia, l'America Latina: ogni luogo cambia le regole, la luce, i materiali, le persone, i tempi, e ogni volta si ricomincia a risolvere. È faticoso, e non sempre va come previsto. Ma esiste un momento che ripaga di tutto: quando entri nella sala finita insieme alle altre persone, la vedi accesa per la prima volta come deve essere, e quello che era su un foglio adesso ti sta intorno. Non mi ci sono ancora abituato, e spero di non abituarmi mai.
Firenze

Se Omegna è dove sono nato e dove vivo, la Toscana è dove sono diventato me stesso. Ci ho vissuto per quasi vent'anni, e lì ho costruito alcune delle cose più importanti della mia vita. A Firenze ho lavorato per dieci anni, ed è lì che ho imparato gran parte di questo mestiere. Una città così non la attraversi e basta: ti resta dentro, e continua a lavorare in te anche quando sei altrove.
Perché questo blog
Qui racconterò un po' delle produzioni a cui lavoro e un po' delle cose che vado a vedere da spettatore: altre mostre, altri eventi, lavori di persone che stimo. Quello che mi interessa è questo modo di raccontare attraverso lo spazio, la luce e il suono, da qualunque lato lo si guardi. Sarà un quaderno, non un catalogo: appunti dal campo, qualche dietro le quinte, riflessioni su cosa rende un'esperienza davvero memorabile. Senza fretta, più o meno una volta al mese. Se ti incuriosisce quello che c'è prima che si spengano le luci, sei nel posto giusto.
Buona lettura.